Fotografia subacquea: è quasi magia

Fotografia subacquea: è quasi magia. L’universo marino è un mondo tanto sconosciuto quanto affascinate. La magia della fotografia subacquea permette di poter cogliere i dettagli di questo ambiente poichè nella profondità del mare vivono creature e paesaggi unici. Effettuare questo genere di fotografia non è semplice poichè è strettamente correlato al mondo delle immersioni (altra attività dalla tecnica molto complessa da attuare). Di seguito trovate una serie di informazioni affinchè possiate avventurarvi in una serie di scatti veramente fuori dal comune. La principale difficoltà nella quale incorre la fotografia è la luce (elemento fondamentale per tutti i generi fotografici). A differenza degli altri generi fotografici dov’è sconsigliato scattare nelle ore centrali della giornata, infatti nella fotografia subacquea è consigliato scattare nelle ore più calde. Tuttavia, nel mondo marino, questo elemento è ancora più complicato da gestire poichè è soggetto al fenomeno della rifrazione e della riflessione.

  1. La rifrazione è la deviazione subita da un’onda nel momento in cui questa si trasferisce da un elemento ad un altro, otticamente diversi, nel quale varia la sua velocità di propagazione. Con questo passaggio della luce tra due elementi differenti, avviene che l’oggetto osservato in mezzo all’acqua appare più grande di 1/3 rispetto al normale.
  2. La riflessione è il fenomeno che si ottiene quando il raggio del sole, colpendo la superficie del mare, in parte entra nella colonna d’acqua, rifrangendosi ed in parte si riflette verso l’alto. Quindi si deduce che la riflessione è tanto maggiore quanto i raggi del sole risulteranno obliqui rispetto alla superficie marina.

Da qui si evince il fatto per il quale si può scattare nelle ore centrali della e giornata e ciò dipende per il fatto che i raggi solari penetrano nell’acqua non più in maniera obliqua ma perpendicolare, favorendo così il fenomeno della riflessione al minimo. A questo punto, il fotografo, generalmente, può usufruire di un maggiore visibilità grazie ad una ridotta presenza del termoclino (che è la combinazione tra lo strato della superficie dell’acqua e lo strato più profondo).

Nell’ambiente marino bisogna tenere contro di un altro elemento fondamentale: il colore. Questo, più ci si immerge, più diminuisce. Ciò avviene poichè la luce è composta da uno spettro elettromagnetico in cui ogni lunghezza d’onda corrisponde ad un colore. A causa della presenza della luce bianca, fungendo da prisma, i colori si perdono, assorbiti sempre più dal blu profondo. Il primo colore ad essere assorbito dal mondo  d’acqua è il rosso, seguito dall’arancione, dal giallo fino ad avere la predominanza del sopra citato blu. La fotografia marina è un genere di fotografia strettamente correlato al mondo della macro fotografia poichè la resa di una fotografia subacquea dipende dai dettagli della flora e dalla fauna che le meraviglie del mare mette a disposizione. Significa entrare a stretto contatto con questi esseri, osservandoli senza cercare di incutere loro timore, cercando di fare dei movimenti lenti. Pertanto, per effettuare scatti d’autore, bisogna far riferimento ad altri due fattori fondamentali: la composizione e l’inquadratura.

Composizione: consente di “rompere” gli schemi, sperimentando diverse combinazioni sfruttando il fatto che la fotografia subacquea scaturisce effetti tridimensionali. Da qui ne consegue la capacità del fotografo di riuscire a sfruttare ciò che offre la natura marina, utilizzando un’inquadratura orizzontale o verticale, scattando dal basso verso l’alto. Per risaltare questa tridimensionalità del soggetto, è consigliato usare la regola dei terzi. Altresì, la possibilità di muoversi tridimensionalmente, consente di sfruttare le linee guida. Le linee verticali donano forza e potenza, quelle orizzontali calma e riposo.

Bisogna specificare che l’ambiente marino nasconde un elemento fastidioso per il fotografo marino che può disturbare la nitidezza delle foto. Codesto elemento è il materiale particellato derivante dagli organismi marini. Trattandosi di macro fotografia, è consigliato utilizzare obiettivi macro (con una chiusura del diaframma da f/11 a salire) o dei kit macro dotati di tubi di prolunga usati con il sistema Nikinos (prima macchina fotografica anfibia della Nikon) adatti alla fotografia marina. I tempi di scatto da usare sono tempi più o meno veloci. A questo set fotografico subacqueo, nella fase di scatto è consigliato adoperare uno o più flash, ad una distanza di circa 20/30 cm per dare una resa migliore alla foto. E’ consigliato porre il flash alla stessa altezza del punto di scatto per inneggiare il soggetto. A sua volta l’illuminazione si suddivide in:

  1. Illuminazione frontale che comporta la riduzione delle ombre, garantendo la produzione dei colori più verosimile. Con questo tipo di illuminazione però è possibile rilevare la presenza delle particelle su dette che riducono la nitidezza dell’immagine.
  2. Illuminazione diffusa con il fascio luminoso posto in maniera perpendicolare dall’alto verso il basso, favorendo un’immagine “piatta”.
  3. Illuminazione laterale che è l’opzione più convenzionale per questo genere di fotografia poichè garantisce la formazione di ombre “morbide”, evidenziando le forme del soggetto rispecchiandone i suoi colori in maniera reale.

In ultima analisi, trattandosi di macro fotografia, i vostri movimenti marini, devono essere devono essere delicati il più possibile. Gesti repentini ed improvvisi possono incutere timore agli abitanti che vi ospitano. La natura offre ai macro fotografi dei mondi sconosciuti dai colori e dai dettagli unici ed entravi a stretto contatto, comporta pazienza ma una volta presa confidenza, lo scenario offerto è meravigliosamente incredibile. Con queste piccole nozioni ma fondamentali, una volta riemersi con scatti unici, photoshop consente di apportare delle modifiche per la post-produzione. Fotografia subacquea: è quasi magia. Magica per gli effetti che è in grado di offrire, sublime per le emozioni che può trasmettere, particolare per i dettagli che si possono raccontare.

L’immagine di copertina è stata scattata da da Mirko Rueesch.

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