Perchè l’uomo ha bisogno di lamentarsi anche se non serve?

Perchè l’uomo ha bisogno di lamentarsi anche se non serve? Lamentarsi in continuazione contamina la qualità della vita del singolo individuo e di chi gli sta intorno. Certo che le cronache odierne alle quali si è abituati a sentire, fomentano questo “status”. E i social non sono da meno in quanto virtualmente si ha più facilità ad inveire contro il mondo, mascherando un vero e proprio confronto reale. Quasi uno status, di certo per attirare l’attenzione su di sè, in un’epoca dove l’immagine è divenuta tutto. Si ci lamenta come forma di piagnisteo e come forma di aiuto e spesso e volentieri a volte questa forma di richiamo è poco accolta. Ma è pur vero che probabilmente il modus del lamentarsi, inconsciamente attui nell’essere un modo per attirare e per sentirsi al centro dell’attenzione, inconsapevole però di ricevere l’effetto contrario. Si tende a recriminare uno sfogo solo perchè magari non si ci sente apprezzati, perchè uno sa di aver effettuato sforzi così grandi da non aver ricevuto i giusti riconoscimenti. Ma in una vita dove si sa che niente è perfetto e che spesso e volentieri le meritocrazie sono estremamente difficili da raggiungere, recriminare uno sfogo diventa necessario perchè ormai si è diventati vittima di delusioni accumulate, in quanto lamentarsi di ciò che non va, allievi quel malessere interiore. Se pur si possa pensare che sia così, a lunga andare il crucciarsi alimenta l’ormone dello stress, annebbiando le capacità cognitive, di azione e di reazione del cervello, danneggiando mente e corpo fino a spegnere ogni funzione vitale. Si da troppo peso a situazioni spiacevoli da non riuscire a vedere il classico bicchiere mezzo pieno. Recriminare succede perchè  si pensa che le cose non cambino, divenendo il lamentarsi un atteggiamento negativo giornaliero. Lo si pone come ancora di salvezza in qualcuno o qualcosa che prenda in mano le redini della nostra vita affinchè essa venga cambiata creando una illusione, alla quale, preso coscienza, sovviene la consapevolezza che si è sprecato tempo a non voler cercare una vera e propria soluzione al miglioramento della propria qualità della vita. Sovviene allora la seguente domanda: se le cose non cambiano, perchè non cambiare atteggiamento? Partendo dal presupposto che lamentarsi è la ripetizione di uno stesso copione ripetuto, questo a sua volta per quanto possa essere difficile, si può cambiare. Ma come? Bisogna partire analizzando che il lamentarsi se preso come forma ha solo effetti negativi poichè comporta la possibilità di rimanere soli. Per far ciò occorre, con forza provare a fare un’autoanalisi e vedere di cambiare prospettiva, cercando di godere anche delle piccole cose che danno entusiasmo, perchè anche quando sembra che il mondo crolli addosso esiste sempre una via d’uscita. Può comportare sacrifici ma una volta concentrati su ciò che tormenta il proprio stile di vita, si può cominciare a cambiare modus operandi. Bisogna lavorare su ciò che comporta a lamentarsi che a sua volta rende infelici, scindendole da cose concrete che invece possono renderla più rosea. Per carità, fare qualche piccola osservazione potrebbe anche starci se avviene qualcosa che non va. Tuttavia NON occorre giudicare tutto e gli altri, bensì se stessi, con il coraggio di guardarsi allo specchio e cercare di vedere le cose come sono. Facendo così, lavorando sulle parole negative (poichè essere sono frutto di ciò che si pensa) e imparare ad auto-accettandosi può esservi già un modo per cominciare a non lamentarsi più. Perchè l’uomo ha bisogno di lamentarsi anche se non serve? Esprimere una rimostranza non significa la fine di qualcosa o qualcuno, bensì dovrebbe essere un atteggiamento tenuto ad “esorcizzare la fatica” per porre nuovi obiettivi da raggiungere e continuare a provare a credere in sè stessi.


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