Superstizione: scienza dell’impossibile?

Superstizione: scienza dell’impossibile? Le superstizioni sono credenze popolari che ancora oggi sono molto diffuse. Il gatto nero ad esempio?! Se nel Medioevo il gatto era spesso associato alla magia nera, nell’antico Egitto era sacro, qualsiasi fosse la sua tinta. Oggi non è esiste una vera e propria definizione ma la superstizione è interpretata come un “modus operandi” giornaliero definito auto-rinforzante per combattere le incertezze che spesso si collegano a fatti colmi di una logica difficile da individuare come il caso. Infatti per molti individui i comportamenti superstiziosi vengono usati con un senso di controllo per ridurre l’ansia. Più forte è l’ansia (soggiogata anche dallo stress) più i richiami alla superstizione sono frequenti. Bensì in questi casi le scelte delle proprie azioni  sono spinte più da una valutazione dovuta al caso che alla ragione. D’altro canto se queste idealizzazioni individuali servono a migliorare la propria qualità della vita, la superstizione diventerà una sorta di morfina che attutirà le angosce esistenziali di ogni singolo individuo. Le varie superstizioni spesso si presentano molto articolate e con delle prassi da seguire quasi metodologiche come ad esempio arrivare all’uso di accessori contro la sfortuna come amuleti, corni e via di seguito. In conclusione qualsiasi sia l’esito di ciò che si svolge è derivabile solo da situazioni concrete. Ma la superstizione se analizzata bene può quasi diventare una scienza del controllo delle proprie emozioni. Il credo potrebbe diventarne l’elemento cardine. L’uomo ha bisogno di credere per stare bene, sia per non pensare a dei motivi logici di determinati fatti, sia per non pensare e basta. Si può anche credere nelle superstizioni purché si discernino dalla realtà e che la superstizione probabilmente è un trucco della mente per “smussare” l’evento sfortunato. La superstizione è una “realtà immaginaria” che ogni tanto si accosta alla quotidianità. Di certo la credenza alla superstizione è direttamente proporzionale al livello culturale e alla curiosità evolutiva di ogni singolo individuo. Chi crede non può mettere in crisi la propria credenza altrimenti non crederebbe più. Chi non crede ha la spiegazione chiara sui fatti dominanti la propria esistenza ma vorrebbe credere alle superstizione per non vedere la vera realtà dei fatti… Quindi la domanda che ci poniamo è la seguente: Credere alla superstizione o inseguire la cultura e la logica? Non c’è una risposta chiara e vi spiego il perché… Oggi come oggi conoscere le realtà dei fatti non è molto conveniente perchè ti porterebbe a trarne delle conclusioni immediate e di conseguenza a farti ridere o soffrire. Quindi e come se ognuno di noi dichiarasse un concreto futuro per il proprio cammino. Mentre la superstizione, nel caso in cui il nostro calcolo logico porterebbe a pessimi risultati, aprirebbe un’immaginaria porta che ti potrebbe introdurre ad un destino migliore e diverso, annullando la sofferenza della conoscenza che non sempre è bella e non sempre potrebbe condurre l’uomo ad una bella vita. Conoscere o no questo è il problema… Non ditemi cosa è meglio perché sta a chi o cosa bisogna conoscere. Di certo la cultura non offre spazio alle varianti al contrario della superstizione che può sbloccare la tua coscienza verso un tunnel più luminoso.


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