Assassini: nuovi divi della tv?

Assassini: nuovi divi della tv? Ogni giorno, sono numerosi fatti di cronaca divulgati dai media. Ne è esempio l’ennesimo caso di omicidio accaduto ieri nella città di Terzigno, in provincia di Napoli, stroncando vite giovani con tutta la propria esistenza ancora da scoprire. Pura violenza e stupro alla vita che non viene placata. Ma cosa alimenta la crescita di queste brutalità quotidiane? Sarà la pazzia, le condizioni sociali che non cambiano, la perdita di valori o ancora la mancanza di soddisfazione sociale a indurre gesti estremi? Assassini: nuovi divi della tv? Il cancro è l’informazione. Informare, per carità, è corretto e doveroso ma a prescindere dalle motivazioni evidenti sotto gli occhi di tutti, all’attualità delle cose, sembra che l’omicidio sia uno dei fatti di cronaca più in voga del momento. Assassini: nuovi divi della tv? Analogicamente parlando, sembra di essere seduti dietro ad uno schermo, alla visione di un thriller dove lo scenario è la realtà circostante, il finale è l’inizio della macabra storia, l’assassino il protagonista e la vittima l’antagonista, diventando protagonisti indiscussi della tv nostrana, sostituendo la vera figura del divo hollywodiano. Da questo punto di vista, sembra che commettere un omicidio o qualsiasi altra forma di violenza, sia diventato uno status simbol, in quanto il divo macabro, cosciente di aver lustro per i propri delitti commessi, sembra premeditare questi gesti contro natura, consapevole di essere supportato dai programmi televisivi che vivono di audience. Proprio l’eccessiva della comunicazione che ha nello scopo di raccontare le storie con l’intento di scovare la verità, sembra provocare nella mente del singolo individuo privo ormai di ogni certezza,una motivazione in più per aver quel momento di vana gloria, diventando pura disinformazione. Alla mercè di una realtà ormai povera, giunge un’osservazione sarebbe a dire che l’individuo è estremamente povero di valori, incapace di essere obiettivo nella valorizzazione del proprio essere e del bello circostante divenendo vittima della società, sostentata da una efferata comunicazione, epicentro del mal vivere comune.


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