Internet: salvezza o isolamento dell’hikikomoro?

Internet: salvezza o isolamento dell’hikikomoro? E’ sempre più diffusa la patologia degli hikikomoro. L’etimologia della parola deriva dal verbo hiku (tirare indietro) e komoru (ritirarsi). Infatti, i perseguitati, abituati oggi ad avere tutto e subito, piombano nel vortice dell’inadeguatezza della società moderna nel momento in cui le proprie aspettative vengono deluse. Nel XX secolo, questa patologia è stata individuata con l’abuso della tv ma non riconosciuta come vero e proprio caso patologico, in quanto, il rapporto interpersonale è stato fondamentale e comunque sempre valorizzato. Internet: salvezza o isolamento dell’hikikomoro? E’ una sindrome molto complessa poichè stringe problematiche già molto diffuse. E’ opportuno precisare che gli hikikomori non sono depressi ma vivono di un forte senso di inadeguatezza verso la società circostante, che probabilmente scorre troppo in fretta, o ancora, convinti di non riuscire a soddisfare sia le loro aspettative che quelle dei genitori. Questi ultimi, spesso sottovalutano il problema che possa affrontare il proprio figlio/a, confondendo l’essere fannullone con le reali difficoltà sociali. Può anche succedere che il soggetto sia vittima di bullismo. Ancora altre cause possono essere debolezza nella capacità di stringere relazioni, insicurezza, perdita dell’impiego, vergogna, scarsità di motivazioni, padri assenti e madri iperprotettive o eccessivamente accondiscendenti. Un mix distruttivo di tutte le piaghe sociale oggi esistenti. La patalogia da hikikomoro, sempre più largamente diffusa ma ancora poco conosciuta, colpisce sia maschi che femmine, compresi in una fascia di età tra i 12 e i 35 anni. E’ un fenomeno diffusosi in Giappone già dalla metà degli anni 80 ed oggi colpisce l’1% della popolazione, toccando quota pari ad 1.000.000. Tale fenomeno si sta diffondendo in tutta l’Europa e in Italia sono circa 100.000 gli adolescenti dichiarati affetti da questa sindrome, anche se probabilmente la soglia può essere ben più elevata. Primo effetto scaturito da questa sindrome è il rifiuto di andare a scuola che alla lunga può comportare un vero e proprio isolamento. La vita dell’ hikikomoro, è racchiusa tra le quattro mura della propria stanza, dove il giorno diventa la notte e viceversa. Può passare da un tempo minimo di isolamento di sei mesi ad anni, nei casi più estremi. Non vi è nessuna forma di contatto e dialogo con i genitori. Passa il tempo tra libri, video giochi e internet. Internet: salvezza o isolamento dell’hikikomoro? Proprio internet, più volte criticato per l’ eccessiva disinformazione e per alcuni aspetti, usato come maschera e bullismo, celandosi dietro l’anonimato, nel caso specifico, è l’interazione e comunicazione tra i ritirati, dando loro la possibilità di tornare al mondo, potendo restare in contatto tra loro. In queste circostanze la famiglia non deve assolutamente forzare i tempi di reazione. E’ compito dello specialista, con i mezzi e appropriati  e i tempi tecnici, riuscire a mettersi in contatto, con i ragazzi stessi, essendo loro a non voler cercare altro contatto se non con la rete stessa. Alla luce di ciò segue, una puntualizzazione probabilmente amara e cruda: il XXI secolo è l’era della regressione. Sono più i casi di individualismo e di egoismo che quelli del tanto citato cambiamento, dettato da una scarsa voglia di mettersi in gioco. Il cambiamento è un’utopia. Le piaghe sociali sono l’input della distruzione dell’avvenire. Difficile ma si dovrebbe provare ad avere un punto di vista diverso per ciò che circonda l’essere umano. La quotidianità è come la fotografia con la sottile differenza che quest’ultima viene osservata con occhi, mente e cuore immortalando quell’immagine, rimanendo viva e impressa nella mente, cogliendone l’essenza. La prima è un insieme di immagini che scorrono inesorabilmente, dissolvendosi così, come nebbia.

 

 

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